Facciamo
il punto.
Autovalutazione d’istituto significa percorso di ricerca-azione
mirato a promuovere e diffondere la cultura della valutazione
del servizio scolastico ad opera degli operatori stessi
e a creare, utilizzare e aggiornare idonei strumenti di
misurazione, di rilevazione, di verifica, di riprogettazione.
Il
nostro istituto è da sempre impegnato nell’innovazione,
quasi per istinto, per non abbassarsi nella routine, per
sensibilità culturale, per vivere meglio un clima
sereno, per altre mille ragioni, che tutte creano valore
aggiunto, ma non sappiamo sempre come e dove. Intanto si
inventano percorsi didattici suggestivi, con prodotti affascinanti,
che con difficoltà, riusciamo a documentare e diffondere:
se fosse chiaro a tutti da dove si è partiti e dove
si vuole arrivare, sarebbe più facile diffondere,
condividere.
L’autonomia
poi ci ha permesso di assumerci le nostre responsabilità,
di fare scelte più libere in vista di migliori risultati,
che poi non misuriamo, se non a occhio: è pur vero
che certe cose, anzi quasi tutte nel nostro lavoro, non
si lasciano misurare facilmente, ma possiamo provarci, possiamo
dare significato e peso specifico a comportamenti, prestazioni,
risultati che siamo soliti considerare genericamente confortanti.
Ciò dovrebbe permetterci sia di indirizzare meglio
le modifiche migliorative del nostro POF, sia di essere
più convincenti con i ragazzi e le loro famiglie
in merito all’efficacia della nostra proposta.
Sgombriamo
il campo dagli equivoci.
Per molti già il fatto di sentir parlare di valutazione
o di qualità, fa venir i brividi nel terrore di un’aziendalizzazione
della scuola, dell’umanesimo, della cultura. In realtà
non si può negare che i primi approcci al problema
della qualità nella scuola si siano celebrati sotto
il mito dell’efficienza aziendalistica, magari proponendo
modelli che nel privato erano già stati superati
da decenni.
Ora invece, facendo tesoro di importanti esperienze nel
settore dei servizi alla persona e del fallimento di osannati
campioni del privato avanzato, si propongono modelli basati
sulla consapevolezza, sulla valorizzazione della professionalità
degli operatori scolastici, sull’autovalutazione,
sulla ricerca del miglioramento continuo, sull’attenzione
alle esigenze (e non solo richieste o gradimento) del cliente,
utente, ragazzo-famiglia-società, più che
agli adempimenti normativi.
Si tratta insomma di ricercare perché e come progettiamo
il nostro POF (dall’impianto generale alle concrete
scelte operative), quali obiettivi intendiamo raggiungere
e quali effettivamente raggiungiamo, se e quanto ne siamo
soddisfatti e come ci muoviamo per migliorare il tutto.
Questo processo non può non deve essere patrimonio
esclusivo del mondo degli affari, ma deve supportare a maggior
ragione le faccende umane, come i progetti di vita e le
attività sociali.