Passata è la tempesta?
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- Pubblicato Lunedì, 19 Dicembre 2011 18:13
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Passata è la tempesta?
Se è doveroso non perdere mai la capacità di ragionare sulla realtà che si vive, per la scuola la cosa presenta generali e specifiche difficoltà:
1 – negli ultimi anni il saccheggio della scuola pubblica ha investito molti fronti dell’istituzione: non siamo ancora in grado di raccogliere i pezzi e non riusciremo mai a ricostruire lo status quo ante. L’emergenza del si salvi chi può è ancora prepotente e ostacola l’analisi del presente e l’immaginazione del futuro, e rende difficile assumere una prospettiva sistemica;
2 – il blocco della contrattazione impedisce una revisione ragionata di istituti e norme che sono fermi a qualche anno fa, o sono stati sconvolti, con interventi scoordinati e irragionevoli, provocando un altissimo tasso di contenzioso, frequenti casi di discutibile e incerta interpretazione, disorientamento;
3 – i tagli che sono derivati dalla 133 e allegati hanno un carattere ragionieristico di bilancio e soprattutto non hanno relazione con una presunta razionalizzazione né tanto meno con le finalità della formazione, pertanto lasciano un quadro disarticolato e disomogeneo nei diversi ordini di scuola, aggravando il coefficiente di inefficienza del servizio scolastico;
4 – un ripensamento notevole del sistema di formazione doveva essere fatto anche prima del "diluvio" della legge 133 per adeguare le istituzioni della conoscenza ad un nuovo contesto culturale e sociale: la conoscenza non può essere imposta e vanno contrattate con l’utenza le stesse modalità tecniche. Il declino degli organi collegiali non significa una rinuncia dell’utenza e una delega completa alla scuola, ma il prevalere di istanze individuali, vissute come diritti oggettivi;
5 – unica perla fortunata di questa stagione politica è il contesto dell’autonomia che ha permesso alle singole scuole di salvaguardare e sviluppare in relazione al territorio una propria mission educativa. Tuttavia una allegra e cosiddetta autonomia (faccio come mi pare) ha consolidato un panorama a macchie di leopardo, per cui la qualità del servizio non è garantita in nessun luogo e inoltre si è dato spazio a una falsamente libera concorrenza fra scuole, dimenticando che le scuole non possono, non devono farsi la guerra, ma sono strumenti cooperanti dello stesso sistema o servizio. Infatti qualche spunto positivo è emerso soprattutto dove e quando sono state costruite reti territoriali tra istituzioni.
Superando la comoda tentazione di limitare lo sforzo alla raccolta ed esposizione dei pochi ma splendidi a volte fiori rimasti, di una stagione tempestose, cioè delle esperienze di qualità, che "sopravvivono" egregiamente e che possono comunque essere messe in rete per favorire la circolazione delle buone pratiche, è possibile abbozzare qualche osservazione in cerca di futuro.
A – il problema delle risorse è prioritario: occorre partire da un aumento, anche graduale ma pianificato, della quota percentuale di PIL investita nel sistema educazione, in tutte le aree: edilizia, espansione scuola d’infanzia e di modelli a tempo lungo, risorse di funzionamento e di supporto, ecc.. È una decisione che richiede una precisa volontà politica, la stessa che si richiede per una doverosa pianificazione dell’investimento e delle modalità di monitoraggio degli esiti;
B – il tutto richiede personale qualificato e corrispondentemente riconosciuto, con profili professionali che, nella doverosa flessibilità, assicurino la stratificazione all’interno del sistema di tutte le competenze, anche gestionali. Proprio a partire da un razionale governo del personale, dal reclutamento alla formazione, all’aggiornamento, alla valorizzazione professionale, si può avviare un processo di autovalutazione della qualità e del miglioramento del servizio scolastico, su cui impostare poi la costruzione di un adeguato e affidabile sistema di valutazione;
C – se finora si è posta al centro dell’attenzione l’unità scolastica, con la sua capacità di iniziativa, di autonomia, di progettazione, ora occorre assumere la prospettiva della qualità globale e dettagliata del servizio scolastico, insomma il punto di vista dell’utente: strutture efficienti e sicure, accessibilità, servizi di supporto, offerta formativa garantita;
D – la piena attuazione dell’autonomia richiede la costruzione di una struttura esperta di supporto funzionale, che non può essere sostituita, ma solo affiancata, dalle reti elettive delle scuole autonome: non si tratta di ritorno al centralismo, ma della disponibilità di strumenti raccordati di consulenza e supervisione (le scuole autonome non possono avere un frequente contenzioso con altri organismi statali);
E – il sistema della formazione, ad ogni livello, deve comprendere, e in posizione non marginale, i responsabili decentrati della gestione del territorio, cosa che, oltre a razionalizzare la logistica, potrebbe permettere un migliore raccordo con le risorse e le potenzialità produttive;
F – non è secondario un ripensamento del curricolo formativo, che vedo urgente nella scuola secondaria di primo grado, di cui va innovato impianto e pratica didattica. Va pure ricucito e riaggregato un senso all’operazione di semplificazione – risparmio: va ripensato, insieme con l’intero tessuto socioculturale, il ventaglio di opportunità formative dell’attuale secondo ciclo.
G – forti preoccupazioni rimangono sulla capacità dell’università di fornire un servizio di qualità, di svolgere un ruolo di traino per la scuola e la società, di garantire trasparenza ed efficienza.
Giovanni Viviani


